Notti selvagge, Cyril Collard

«Un pugno nello stomaco, un bacio sulla bocca. Sveglia, scuote, sorprende, prende alle viscere e al cuore. Farà storia.»
—LE MONDE

«Un abbacinante lampo di vita.»
—L’INDICE DEI LIBRI DEL MESE

Ha trent’anni, gira videoclip, la fame di vita lo divora, non sa resisterle. Ama i ragazzi, ama le donne. Incontra Laura, una ragazza di diciassette anni che si innamora perdutamente di lui e decide di restargli accanto nonostante le sue bugie, nonostante la sua malattia, divorante, che diventa un conto alla rovescia per tutti e due.
Sul finire degli anni ’80 un giovane cineasta parigino, assistente di Maurice Pialat, scrive Les Nuits Fauves, un romanzo autobiografico in cui rivela di essere sieropositivo e di non averlo confessato alla sua compagna, col rischio di contagiarla. Quel libro è destinato a diventare un cult. Diventa un film, vince quattro César e viene candidato all’Oscar come miglior film straniero. Collard muore di Aids, a trentacinque anni, tre giorni prima della cerimonia dei César che lo ha consacrato postumo. Articoli Liberi ha ritradotto e ripubblicato Les Nuits Fauves dopo più di trent’anni perché è un romanzo che ha emozionato intere generazioni, una storia commovente, cruda, incredibilmente attuale, e merita di essere riscoperto per preservare la memoria di uno scrittore che ha lottato fino alla fine per imparare ad amare.
(Leggi: Perché abbiamo pubblicato Notti selvagge, di Cyril Collard)


Medusa, Janice Galloway

«Janice Galloway è la regina di qualsiasi cosa scelga di scrivere. Una delle migliori scrittrici che ci siano in Scozia.»
—OBSERVER NEW REVIEW

Una potente raccolta di racconti scritti da una delle più influenti scrittrici britanniche della sua generazione. Storie affilate come rasoi, che esplorano la maternità, la sessualità, le relazioni umane nella loro tensione più emotiva e spaventosa, le connessioni tra generazioni, la morte, l’ambizione e la perdita. Una scrittura viscerale ed esilarante che mette a nudo la crudezza della nostra vita.
(Leggi: Perché abbiamo pubblicato Medusa, di Janice Galloway)


Il principio degli addii, Yves Navarre

«Quattrocento pagine di una densità, una tenerezza, una ferocia superbe.»
—FRANÇOIS NOURRISSIER

Questa è la storia di un uomo che deve spegnere le sue quaranta candeline. Non ci riesce. Non sa nemmeno più soffiare davanti a sé. Bertrand conduce un’esistenza ritirata e smarrita, nella casa di famiglia, sotto la sorveglianza dei custodi della tenuta. E questo da quando aveva vent’anni, perché suo padre, Henri Prouillan, ex ministro fascista, rifiutava e condannava l’omosessualità del figlio. Henri Prouillan ha potuto, senza temere lo scandalo, accedere per diciassette mesi alla carica di Ministro. Vent’anni più tardi, la famiglia si è disgregata, ognuno ha fatto la propria vita cercando di dimenticare il ruolo che ha avuto in questo dramma. Ma, in questo giorno di anniversario, è forse giunta finalmente l’ora dei conti con il padre.
Premiato con il Goncourt nel 1980, Il principio degli addii è senza dubbio una delle opere maggiori della letteratura francese del ‘900.
(Leggi: Perché ho tradotto Le jardin d’acclimatation di Yves Navarre)


La Vergine dei sicari, Fernando Vallejo

«La Vergine dei sicari è il più struggente e delirante canto d’amore e di perdizione che la letteratura ci abbia donato da molto tempo a questa parte.»
—LE FIGARO LITTÉRAIRE

In una società che ha reciso ogni legame con i propri valori, in cui gli assassini su commissione sono ragazzini e l’impunità è la norma, si snoda il cammino allucinato per le strade gremite di Medellín: un’umanità dolente di disoccupati, mendicanti, ladruncoli, venditori ambulanti e tossicodipendenti. In questo inferno urbano si muovono il narratore – folle o forse lucido – e il suo giovane amante, un adolescente assassino. Insieme tentano, attraverso la stessa violenza che li circonda, di rimediare all’irrimediabile.
Quando non resta altro che pregare e benedire i proiettili con acqua santa, la minuscola chiesa di María Auxiliadora, nel paesino di Sabaneta, diventa un santuario per sicari in pellegrinaggio e il simbolo stesso di questa straordinaria e visionaria narrazione.
(Leggi: Perché ho tradotto La Vergine dei sicari, di Fernando Vallejo)


Faltas, Cecilia Gentili

«Crudo, incandescente… rivoluzionario… potente e necessario…»
CHICAGO REVIEW OF BOOKS

Una donna trans matura, artista e attivista per i diritti delle minoranze migranti, decide di fare i conti con il proprio passato. Da decenni vive a New York, ma porta ancora sul corpo le cicatrici lasciate dagli abusi subiti durante l’infanzia, a Gálvez, un piccolo paese del litorale argentino. La forma scelta è quella di una serie di lettere che forse non arriveranno mai a destinazione, testi che fanno tutto allo stesso tempo: accusano, redimono, deridono, insegnano, seducono. I destinatari sono coloro che, volontariamente o meno, sono stati complici della violenza subita. Persone comuni che, con il loro silenzio, hanno contribuito a rendere la sua vita molto più ostile e precaria rispetto a quella di altri bambini.
Cecilia Gentili scrive con un’intensità unica ed espande le possibilità delle narrazioni queer con questo testo tanto esilarante quanto commovente. Cerca vendetta o vuole perdonare? Forse entrambe le cose. Per questo si rivolge alla figlia del suo stupratore, all’amante di suo padre, al suo migliore amico, a sua nonna e a sua madre, per trasmutare il dolore atavico del passato in una vita piena, senza crudeltà né commiserazione. Con la potenza della sua lingua travesti, Faltas è un esercizio di esorcismo, una splendida meditazione sul potere della scrittura di guarire le ferite più profonde, distruggere il patriarcato e costruire comunità.


Erotomania, Francis Levy

«Una lettura alternativa che sfiora il surrealismo.»
—BOOKLIST

Erotomania è la storia di Monica e James, e di Bill, e delle loro ossessioni incontrollabili. La prima di queste è il sesso. Sia Jim sia Monica, sviluppano una dipendenza dal sesso che li trasforma in un pericolo pubblico; provocano danni strutturali all’immobile in cui vivono; si fanno cacciare dai ristoranti; prendono in affitto un bunker in cemento armato per non litigare più con i vicini di casa che erano stanchi delle loro urla a tutte le ore del giorno… A un certo punto si rendono conto che la vita è fatta di scelte, e loro non ne hanno, sono diventati vittime della loro dipendenza…
Tutto quello che succede in questo romanzo è portato all’estremo, in un susseguirsi di rivelazioni che permettono di capire più profondamente le scelte dei protagonisti, all’apparenza assurde, mentre le loro personalità si definiscono sempre meglio e da anonimi corpi accaldati diventano individui pieni di paure, di insicurezze e di quei limiti tanto agognati.


Parte del caos, Ariel Urquiza

«Non si riesce a interrompere la lettura anche se non c’è un crimine da risolvere né un Dio da pregare.»
—OTRA PARTE SEMANAL

Intrappolato in un lavoro che non ama, con un matrimonio che si sta sgretolando e un figlio con cui non riesce a entrare in sintonia, il protagonista di Parte del caos racconta la propria vita quasi come se la stesse narrando a se stesso, nel tentativo di rintracciare l’origine del crollo e una chiave che gli permetta di ricostruirsi.
Con una lucidità che non cerca di nascondere la malinconia, il narratore dipana l’intreccio tra presente e passato: le frustrazioni della vita familiare e del lavoro come fotografo; l’ossessione per il suicidio di uno studioso di testi biblici, da lui fotografato appena un giorno prima della morte; il rapporto virtuale con un filosofo costaricano, che inganna fingendosi Nancy, l’ex hostess conosciuta durante un viaggio negli Stati Uniti, quando aveva solo la macchina fotografica appesa al collo e il futuro davanti a sé. E ancora, i ricordi di un’infanzia segnata dalla tragedia e quelli della vera Nancy. Ma, pur avendo davanti a sé tutti i pezzi, non riesce a ricomporre il puzzle della propria esistenza.
Ariel Urquiza costruisce un romanzo sottile e intelligente, attraversato dall’arte, dalla filosofia, dalla letteratura e dalla religione. Una storia profondamente contemporanea sulla solitudine, sulle perdite e sulla necessità di recuperare la capacità di credere: in qualcosa, in qualcuno, in se stessi.


Tutte le morti di Emily Winter, Guadalupe Eichelbaum

Emily Winter muore sedici volte. Muore prima di nascere, con il cordone intorno al collo. Muore a nove mesi, infilando un dito nella presa elettrica. A tre anni, cadendo dallo scivolo. A quattro, annegando in un mare che la spaventa. A cinque, perdendosi in un bosco durante il nascondino. A otto, di cancro. A dieci, investita da un camion. E poi ancora — scivolando sui pattini, precipitando da una scogliera, accoltellata per strada, in un incidente aereo, di ictus, nel sonno a novant’anni. Ma Emily non muore mai davvero — o non sempre. Accanto a ogni morte c’è una non-morte: il momento in cui qualcosa si sposta di poco, una mano che arriva in tempo, uno sguardo distolto, una decisione diversa, e la vita continua. Emily è figlia, poi è madre. L’amore materno è anche questo — una veglia perpetua sull’orlo del precipizio, un catalogo mentale di tutti i modi in cui il mondo potrebbe portarti via chi ami di più. Guadalupe Eichelbaum costruisce un romanzo inclassificabile — parte favola, parte anatomia del lutto — in cui la stessa esistenza si ramifica all’infinito mentre intorno a Emily si raccolgono le voci di chi l’ha amata: genitori, fratelli, mariti, figli, nipoti, amici, vicini, persino la badante che non conosceva la vera Emily. Ciascuno porta il peso di una perdita che non si lascia archiviare, e ciascuno rivela quanto sia sottile il confine tra una vita e la sua assenza. Eichelbaum porta in questo romanzo lo stesso sguardo onirico e la stessa precisione lirica che caratterizzano i suoi versi. Tutte le morti di Emily Winter è un libro sulla caducità e sulla fortuna — quella silenziosa, quotidiana — di essere ancora qui.


Tempesta. La voce di Mary Shelley, Chad Normann

«Un testo unico, quello di Chad Norman, un’opera da leggere in solitudine, intrecciando un dialogo ideale con una Mary Shelley che sussurra i segreti più intimi della sua vita, mostrando con pudore le proprie ferite, dando corpo ai sogni così come ai rimpianti. Non c’è presunzione da parte del poeta che, lungi dall’essere ventriloquo, presta il suo corpo a uno spirito nobile come quello dell’autrice, creando un ponte tra lei e noi. In un fluire di suoni, parole, emozioni, si intraprende così un viaggio destinato a condurre non soltanto all’esplorazione di un’anima, ma alla consapevolezza più piena di sé».
—ENSEMBLE


Sono ancora vivo, André de Richaud

«Lo lessi in una notte, secondo la regola, e al risveglio, colmo di una strana e nuova libertà, avanzavo esitante su una terra sconosciuta. Avevo appena appreso che i libri non nascono soltanto per l’oblio e la distrazione… C’era una liberazione, un ordine di verità in cui la povertà, per esempio, assumeva d’un tratto il suo vero volto. Mi fece intravedere il mondo della creazione.»
—ALBERT CAMUS

André de Richaud fu un autore decisamente fuori dagli schemi, come testimonia questo piccolo libro, bruciante, considerato da molti il suo capolavoro. Uomo di teatro e di lettere, Richaud conobbe il successo prima della guerra. Celebrato dall’élite parigina, amico di Gide, di Fernand Léger, di Cocteau, frequenta i surrealisti: Breton, Aragon, Desnos, Éluard, Prévert, ma anche Bataille, Leiris, Queneau, cadde nell’alcolismo e divenne poco a poco una sorta di “barbone mondano”. Abbandonato, al tramonto della sua carriera, si fece ricoverare in un ospizio mentendo sulla sua età. Dimenticato da tutti, fino al giorno in cui si imbatté in un articolo di giornale che annunciava la sua morte!
Da qui nasce questo testo, il cui umorismo pungente prende di mira i suoi presunti amici, e che fu salutato alla sua uscita da François Mauriac con queste parole: Che coloro che ricordano Richaud, ai primi posti della sua generazione, si affrettino ad acquistare questo libro perché è un libro vivo!
(Leggi: Perché abbiamo pubblicato Sono ancora vivo, di André de Richaud)


Bestie alate, Guadalupe Eichelbaum

«Guadalupe Eichelbaum esplora i temi universali dello spirito.»
LEGGERE:TUTTI

Le molteplici immagini, i colori, le vibrazioni di umori animali e umani sono la cifra stilistica di Eichelbaum. Le sue sono metafore e visioni delicatissime. Le tigri che appaiono talvolta e l’oscillare tra elementi naturali giganteschi e minuscoli, lasciano il retrogusto del Sud America e dell’Argentina. Sono versi di solarità immediata e di oscurità filosofiche, con squarci di una semplicità e leggerezza infantili.


La donna invisibile, Mark Murphy

«A wonderful translation for a wonderful publishing house.»
TRAFIKA EUROPE


Per la prima volta in Italia, un poeta raffinato e sensibile, con una raccolta di poesie dedicate alla figura di Helene Demuth, domestica di Karl Marx.